|
|
|
|
Metamorfosi del Ferro |
|
L’arte del ferro battuto ha origini assai remote nel tempo.
I primi strumenti risalgono all’anno 3000 a.C.. Gli Ittiti dell’Asia
minore combattevano contro gli Egiziani con armi in ferro forgiato. Ma la
vera età del ferro risale all’incirca al 1000 a.C.. I Greci e i Romani
chiamarono l’artigiano del ferro HOMO FABER, dando a questi termini una
significazione di tipo magico ed alchemico. Il Faber, con la sua capacità
di assoggettare e plasmare la materia bruta e renderla pura e bella, era
considerato essere superiore, posto sotto la diretta protezione degli dei.
Efesto e Vulcano, dei del fuoco sotterraneo, erano considerati suoi padri
putativi. ***
Il medioevo segnerà il trionfo dell’arte del ferro: intorno
all’anno 1000 la lavorazione segue criteri non solo utilitaristici, ma
estetici; il ferro diventa elemento di decorazione per chiese, conventi,
abitazioni, e il suo uso si allarga e si diffonde. Uno fra gli esempi più
arcaici e più significativi è il portale di sant’Anna, nella chiesa di
Nôtre-Dame a Parigi, con i suoi decori floreali, i suoi uccelli, draghi e
creature fantastiche cesellate con estrema perizia. Altro esempio mirabile
la grata di San SWITHIN nella cattedrale di Winchester. ***
In quegli anni la professione del fabbro si specializza in
due settori: il FABER FERRARIUS si occupava di strutture architettoniche,
il MAGISTER CLAVARIUS si occupava di chiavi, serrature, opere di
decorazione, inferriate e cancelli. In Italia, primi esempi artigianali
degni di nota sono il Comunichino di Santa Chiara ad Assisi (sec. XIII), e
i ferri delle tombe scaligere a Verona (sec. XIV). ***
Con l’avvento del barocco l’architettura volge verso una
ricercata e complessa teatralità e le capitali europee subiscono delle
vere e proprie trasformazioni: i centri storici vengono integralmente
sventrati per far posto a scorci di tipo scenografico. In questo contesto
ancora una volta il ferro forgiato si adatta alle esigenze della nuova
architettura: le linee si fanno più contorte e cariche di ornamenti; il
fogliame si fa abbondante, la forma sempre più ricercata e virtuosa. Le
grilles d’honneur, cioè le cancellate delle regge e dei palazzi nobiliari,
sono dei veri e propri ricercatissimi sipari pronti ad aprirsi su
complessi architettonici, quali la reggia di Versailles, il castello del
Belvedere a Vienna, la palazzina di caccia di Stupinigi alle porte di
Torino e tanti altri. Nel 1700 cancelli ed inferriate vengono
ulteriormente arricchiti. I fogliami diventano rami fioriti e miniature di
alberi. La foglia, prima ricavata dal ferro battuto, ora viene tagliata
nella lamiera. Ma più spesso, dipinta, soffoca la forma e la purezza degli
oggetti, privandoli di espressività. In epoca neoclassica, tutto quello
che il rinascimento aveva concepito per dare massima espressione al ferro
battuto viene in parte trascurato. Al fab- bro resta certo la riconoscenza
del pubblico, ma quella magia, che costituiva il suo prestigio e il suo
mistero, svanisce; egli è ora soltanto un grande maestro, esperto in
un’arte che tutti ammirano e ricercano. ***
Alla fine del secolo, e poi all’inizio del ‘900,
abbandonate le ispirazioni romantiche che suggeriscono al fabbro la
rievocazione di motivi romanici e gotici, lo stile Modernista ripristina
il gusto per il ferro battuto: ha inizio il cosiddetto “Liberty”, che
riprende lo studio delle ricche decorazioni, dei fregi e dei motivi
curvilinei, aggiungendo di suo anche sinuosità tratte dall’età barocca. Da
noi, massima espressione dello stile Liberty sono le opere di Alessandro
Mazzucotelli (1865 - 1938): le cancellate e altri arredi in ferro
realizzati per la Clinica Columbus a Milano. *** Quando si ammira un oggetto in ferro, quando si intende la sua bellezza ... bisogna riflettere sullo sforzo creativo fatto dai nostri antichi maestri. non fu certo facile portare il duro ferro alla plasmabilità, piegarlo alle esigenze dell'espressione. Noi non dobbiamo vanificare queste illustre eredità. A questi lontani maestri va tutta la nostra riconoscenza: da loro la materia è stata letteralmente trasformata, ha subito docile una metamorfosi che l'ha resa degna di accogliere le più sottili vibrazioni della nostra sensibilità e i più mirabili sembianti dei nostri sogni. Quella dura materia ora vive e parla. Con le mie sculture, ho anch'io cercato di trasformare la materia in vita. Col mio lavoro io vorrei, fin dove è possibile, risvegliare l'HOMO FABER dal suo ormai troppo lungo letargo. (Fernando Izzi)
|
|
Izzi Fernando Via Garibaldi, 82 86028 Torella del Sannio(CB) Tel +39087476476 |